venerdì 16 maggio 2008

Download/ Telescopicamente virtual

Dalla terra alla luna... e poi all'universo. Nella guerra ai regali, alla filantropia estrema tra Google e Microsoft, ecco che quest'ultima propone lo spettacolare WorldWide Telescope: un programma che è un vero "Telescopio virtuale da desktop".

Consente di vivere l'esperienza dell'esplorazione dello spazio profondo che tanti amanti dell'astronomia e altri addetti ai lavori hanno provato con i loro telescopi più o meno potenti. Per andare (con lo sguardo) là dove nessun uomo è giunto prima d'ora? Eh no, ci sono giunti sicuramente altri, prima: infatti i 12 terabyte di contenuti di alta qualità ai quali è possibile accedere via WorldWide Telescope provengono da telescopi spaziali, satelliti, comunità scientifiche e svariate altre fonti di immagini dell'universo.

Pronti al download? Innanzitutto è bene essere pronti ai minimi requisiti richiesti: processori nerboruti, tanta RAM, minimo Windows XP SP2, Vista consigliato, necessario.NET 2.0 e DirectX 9.0c... da scaricare se non già presenti. Il programma in sé è un download da 20 mega circa, che diventano inizialmente circa 68 su disco. Su sistemi non superperformanti potrebbe metterci un po' a partire: calma e gesso, per andare al telescopio Hubble ci vuole parecchio di più.

L'interfaccia visuale e il sito web sono ovviamente "spaziali" nelle atmosfere grafiche (e sonore, nel caso del sito...), un po' hi-tech/plasticoso-trasparenti/dark. Attualmente è tutto solamente in inglese. Nella barra superiore sono presenti dei grossi tasti che possono essere "premuti" in due punti: selezionando direttamente il loro contenuto oppure, nella sezione inferiore del tasto, accedendo ad un menù.

In WorldWide Telescope è possibile muoversi attraverso diverse aree, come le "collezioni" (costellazioni, il sistema solare, le immagini di Hubble, Chandra, Spitzer, diversi studi, stelle, il Catalogo di Messier e le proprie collezioni personalizzate), scegliere se guardare il cielo, la Terra, i pianeti, panorami, il tutto con svariate sottocategorie e naturalmente... mouse alla mano: rotella, click e trascinare sia col tasto sinistro che con il tasto centrale (la rotella), click con il destro... zoom, spostamenti panoramici, informazioni su pianeti, stelle, galassie, nebulose... a mano a mano che ci si addentra nello spazio profondo (e mentre la qualità delle immagini aumenta caricando da internet, come su Google Earth), in basso appaiono immagini che si riferiscono ad oggetti di interesse per quel "livello di profondità". È possibile cliccare sulle immagini per correre direttamente verso questi oggetti noti, con movimento fluido oppure anche qui click con il tasto destro per accedere ad altre possibilità.

Esplorare per collezioni non è l'unica via: ci sono anche i tour guidati, talvolta con tanto di audio, che portano a fare la conoscenza di WorldWide Telescope stesso (per gli amici WWT), delle nebulose e delle galassie, dei buchi neri, delle supernove, settori stellari, eventi cosmici, la cosmologia... È inoltre possibile utilizzare la funzione di ricerca testuale "Simbad", nonché accedere (dopo averla installata, sono 5 mega) alla piattaforma ASCOM per controllare un telescopio.

L'esplorazione dello spazio con WWT va preceduta e accompagnata da quella di WWT stesso e del sito ad esso dedicato. E allora... Eye to the telescope! (G.Fornasar)

Microsoft WorldWide Telescope

Brevetti software, l'Europa ci (ri)pensa

Roma - Sta suscitando allarme quanto denunciato in questi giorni da Foundation for a Free Information Infrastructure - FFII: gli Stati Uniti stanno premendo sull'Unione Europea affinché si infonda nuova vita alla brevettabilità del software in Europa. Le grandi corporation della tecnologia americane soffrono della posizione comunitaria e chiedono che la UE, come già gli USA, si lanci sulla via del brevetto facile. Una richiesta che l'Europa ha già iniziato ad accettare.

Lo spiega nel suo alert internazionale proprio FFII, una voce ascoltata perché fu proprio il suo attivismo a mobilitare negli anni scorsi mezza Europa e a portare, contro ogni pronostico, alla bocciatura della brevettabilità del software nella UE. È dunque ovvio che se FFII parla di progressi per un accordo sui brevetti tra le due sponde dell'Atlantico l'attenzione di tutti non possa che risvegliarsi, tanto più che da molto tempo la Commissione Europea ha dato segni di disponibilità a riaprire il fronte dei brevetti sull'innovazione.

L'interesse degli Stati Uniti è certificato dalle proposte dell'amministrazione Bush per una migliore cooperazione economica tra USA e UE: tra queste, in materia di proprietà intellettuale, si afferma che le parti "debbano perseguire l'armonizzazione delle diverse normative sui brevetti". Dichiarazione dalle chiare conseguenze, visto anche che una delle maggiori diversità tra i due sistemi, e quella più rilevante sotto il profilo industriale dal punto di vista delle corporation nordamericane del software, è proprio quella che riguarda l'innovazione tecnologica. Il settore tecnologico è più rilevante di qualsiasi altro nell'economia statunitense, la sua centralità è assoluta.
Dunque, proprio in questi giorni molte cose vengono decise: al riparo dei riflettori si sono appena tenuti gli incontri primaverili di un organismo nato da un anno e voluto da USA e UE per stringere i propri rapporti, in particolare sotto il profilo normativo ed economico. Si chiama Transatlantic Economic Council (TEC) e all'ordine del giorno dei negoziati non casualmente è stata posta proprio l'armonizzazione delle leggi sui brevetti, con una particolare richiesta, quella di raggiungere un accordo sulla roadmap, ossia sui tempi necessari perché questa "armonizzazione" prenda corpo. E pur essendo ovvio, l'interesse delle grandi corporation è anch'esso certificato. Lo dimostrano le indicazioni giunte proprio al TEC dal TABD, il Trans Atlantic Business Dialogue, che insiste sulla necessità di arrivare ad un accordo per l'armonizzazione. Al TABD, organismo formato da imprese USA e UE, partecipano tra gli altri EDS, Microsoft, Philips, Siemens e British Telecom.

Poiché non vi è segno alcuno che la politica statunitense miri all'abolizione della brevettabilità del software, nel termine armonizzazione FFII non ha potuto che leggervi il ritorno del rischio brevetti. E sembra aver visto lungo. Nello statement conclusivo del meeting primaverile del TEC si legge che "l'Ufficio dei brevetti e dei marchi statunitensi e la Commissione Europea hanno concordato una roadmap per portare avanti una armonizzazione globale del sistema dei brevetti". Come nota FFII, l'eventuale imposizione all'Europa degli standard statunitensi sui brevetti non può che trasformarsi in una riduzione degli standard di brevettabilità che sono oggi il riferimento della UE. I dettagli specifici della roadmap non sono ancora stati pubblicati.

A far parlare però è anche la vecchia bozza di trattato e il motivo è ovvio: laddove si citano le condizioni di brevettabilità un comma è omesso in quanto "riservato" e in un altro si legge che "una invenzione di cui si chiede il brevetto dovrà comprendere un passo innovativo. Sarà considerato tale se (...) l'invenzione nel suo insieme non risulterà ovvia (non innovativa, ndr.) (...)". La dicitura nel suo insieme ricorda vecchie proposte sui brevetti e preoccupa FFII: "Come abbiamo già spiegato in passato, la frase (...) è alquanto ambigua in questo contesto. La ragione è che quando si detiene un brevetto sul software, quasi sempre si rivendica il brevetto come computer sul quale gira il nuovo algoritmo...". Mescolare le due cose è pericoloso, ed erode l'attuale status del software in Europa.

Quanto sta avvenendo in sede TEC preoccupa anche per altre ragioni, avverte FFII. Al contrario della lunga procedura che ha cancellato negli anni scorsi la brevettabilità del software in Europa, il TEC non è il Parlamento Europeo, non deve muoversi sotto i riflettori della stampa, non ha un elettorato a cui rispondere. È invece costituito da incontri tra funzionari di alto livello statunitensi ed europei all'interno di un processo chiuso che si muove al di fuori dei trattati multilaterali che governano il WIPO, l'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale. D'altra parte è lo stesso WIPO a incoraggiare "progressi esterni" all'organizzazione quando si viene ai brevetti. "La maggiore differenza - spiega FFII - è che il TEC è un dialogo commerciale. L'uso di incontri sul libero scambio commerciale per modificare le norme sui brevetti ha peraltro dei precedenti. Durante i negoziati del GATT gli Stati Uniti hanno manipolato un processo di apertura e libero scambio per ricattare partner commerciali affinché accettassero i trattati TRIPs, che limitavano la flessibilità delle normative nazionali sui brevetti". Con il TEC, al contrario di quanto avviene in sede WIPO, inoltre, USA e UE non devono fare i conti con soggetti come Cina, India e Brasile, paesi che non sono disponibili ad un rafforzamento generale della brevettazione.

Il quadro sembra chiaro: se gli Stati Uniti riusciranno nel colpaccio di far aderire l'Europa ai loro standard brevettuali, fino ad estendere finalmente anche al Vecchio Continente la brevettabilità del software, sarà poi molto più facile per la diplomazia commerciale statunitense fare pressioni anche in altre aree del mondo, su mercati nei quali oggi la grande industria statunitense, a partire da quella tecnologica, non riesce a far valere tutti i propri brevetti, compresi quelli sugli algoritmi e sui mattoni costitutivi del software. Chi ha voglia di dare un'occhiata a una manciata di brevetti di questo genere può approfondire a questo indirizzo, una pagina curata come sempre da FFII.

Software, diminuisce la pirateria

La Nato creerà un centro anti-cybercrime in Estonia
Cala la pirateria del software in Italia. Secondo uno studio commissionato da Bsa (Business software alliance) a Idc,
nel nostro Paese si registra un calo del 2 per cento.
Ciò significa che per il secondo anno di seguito in Italia si assiste a una contrazione nell'imbarazzante tasso
d'illegalità che affligge il nostro mercato che, lo ricordiamo, era stimato al 53% nel 2005, al 51% nel 2006,
e scende al 49% nei dati relativi all'anno solare 2007 appena forniti da IDC.
Rimangono tuttavia molto elevate le perdite subite dall'industria del software commerciale a seguito dell'illecita duplicazione,
diffusione e utilizzo del software al di fuori dei regolari contratti di licenza: anzi, avendo il comparto del software registrato
positivi indici di sviluppo nell'anno passato, in realtà le perdite risultano crescenti in valore assoluto: dai 907 milioni
circa del 2006 si passa infatti ai 1.150 milioni di euro nel 2007. È questo il motivo per cui assistiamo a perdite crescenti
a valore, a fronte di un calo in percentuale della pirateria, anche a livello di media complessiva dell'Europa Occidentale,
dal 34% del 2006 al 33% del 2007.
Va detto che non esiste, e non è dimostrata, una correlazione diretta tra software non venduto e copia pirata.
Non è infatti detto che un programma scaricato illegalmente sarebbe stato comunque acquistato.
Dall'attuale ricerca sulla pirateria a livello globale, invece risulta che – a fronte di un tasso medio d'illegalità pari al 33%
nell'Europa Occidentale – i Paesi caratterizzati dalle percentuali più elevate sono stati la Grecia (58%), Cipro (50%) e,
subito dopo l'Italia (49%), l'Islanda con il 48% (anche se su dimensioni di mercato complessive assai inferiori rispetto
alle nostre). Fra le nazioni più "virtuose", si nota altresì che Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Svezia e Svizzera
condividono tutte un "invidiabile" 25%, ben 8 punti al di sotto della media regionale.
La media a livello mondiale, invece, risulta accresciuta di ben 3 punti – dal 35% del 2006 al 38% del 2007 –
a causa degli elevati tassi di sviluppo che il settore ICT registra nei Paesi di recente sviluppo: ad esempio, la Russia (73%),
la Cina (82%), l'India (69%) e le nazioni delle aree geografiche relative a questi nuovi grandi mercati, tutte generalmente
assestate su percentuali d'illegalità nell'utilizzo del software elevatissime.


ARTICOLO PRESO DA "SOLE 24 ORE"

Arriva Space-itv, Web tv-interattiva dedicata a spazio e volo

Space Interactive Television. Finalmente è arrivata!!
La prima tv-interattiva tematica dedicata all'argomento Spazio e Volo.


16/05/08 - Finalmente è arrivata!!
La prima tv-interattiva tematica dedicata all'argomento Spazio e Volo.
Space-itv " Nello spazio attraverso internet ", la TV da la possibilità a tutti gli appassionati di questo argomento di caricare i propri video e di condividerli con tutti gli altri, news, invenzioni, teorie, voli, studi, aprofondimenti, scuole, lezioni, astronauti, scienziati etc.. è veramente il fulcro dell'argomento spazio e volo .Space-itv gode già di importanti collaborazioni con società ed aziende aerospaziali e scientifiche e nel suo organico vede coinvolti volti già noti al mondo televisivo come il Colonnello Mario e Andrea Giuliacci, il metereologo Paolo Corazon , la bellissima Claudia Borroni, il famoso Thomas Incontri con l'aereonautica militare e tantissimi altri .
La Tv e appena partita e già sono molti gli iscritti che ogni giorno con il passaparola arrivano su questa astronave e con il forum incominciano a creare costruttive argomentezioni , Space-itv che tra qualche settimana darà la data della vera partenza vi invita a bordo già ora per essere tra i primi a partecipare alla sua nascita , preparatevi alla sorprese perchè Space-itv vi porta " nello spazio attraverso internet ".
Benvenuti a bordo .


Link: http://www.space-itv.com/

Hp compra Eds per 13,9 miliardi di dollari e sfida Ibm

Il gigante di Palo Alto si fonde con la texana specializzata in It services. Nasce un colosso da 310mila dipendenti
e 130 miliardi di dollari di fatturato e una realtà sui servizi da 40 miliardi
Confermato: Hp compra Electronic Data Systems (Eds) per 13,9 miliardi di dollari.
È la più grande operazione nel campo dei servizi It. Il gigante di Palo Alto va così a coprire un'area dove si è avvalsa
solo di società terze e amiche, come Accenture. Ora invece sfida Ibm a tutto campo. E gli It services sono fondamentali
ora più che mai per competere con Big Blue e la sua potentissima divisione Global services. La chiusura dell'operazione
è prevista nel secondo semestre. La valutazione di Eds corrisponde a 25 dollari per azione con un premio del 32,6% sulle
quotazioni dello scorso venerdì. Il matrimonio fra Hp ed Eds è, come accennato, la più importante operazione mai registrata
nel campo dei servizi di Information Technology ed è stata approvata all'unanimità dai board dei due gruppi americani.
l'obiettivo di Hp non pare essere la mera colonizzazione del gruppo texano, quanto piuttosto creare una nuova, e più potente,
realtà dello strategico settore dei servizi, ovvero in quella area del mercato It dove ci sono margini di guadagno,
e di erogazione di valore aggiunto ai clienti business. L'hardware, e questo Ibm lo sa bene è, una commodity:
la differenza la fanno i servizi e ora Hp potrebbe essere in grado di competere al meglio con la storica rivale.
E in mezzo tra l'incudine Hp e il martello Ibm sta quella Dell che ora non fa più scintille come in passato.
«La fusione tra Hp ed Eds – ha dichiarato Mark Hurd, il numero uno del gigante californiano – permetterà di erogare,
insieme ai nostri partner, il più ampio, completo e competitivo portafogli di prodotto e servizi dell'intera industria informatica».
Dal merger delle due multinazionali nascerà un gruppo da 310mila dipendenti per un fatturato di circa 130 miliardi di dollari.
Ibm per fare un paragone ha 386mila dipendenti e un giro d'affari di 98,8 miliardi. Va detto che mentre Big Blue è focalizzata
esclusivamente sull'area business dell'informatica con hardware software e soprattutto servizi, Hp gioca a tutto campo anche
nel consumer con personal computer (Ibm li ha ceduti a Lenovo) e con le stampanti. E proprio in quest'ultima area risiede la
"cash cow" dei consumabili (inchiostri e cartucce). Sul fronte dei soli servizi It il fatturato combinato Hp+Eds ammonta di 38
miliardi e 210mila dipendenti con una presenza in 80 Paesi nel mondo. La fusione inizierà ad avere impatti positivi sugli utili
già nel 2009 e nel 2010 perché sono attese sinergie importanti.
Eds conserverà una certa indipendenza e sarà denominata Eds - an Hp company. In questo modo verrà mantenuto il
valore del brand della società texana che nel modo dei servizi gode di una reputazione pressocchè unica. La sua sede
rimarrà a Plano in Texas e resterà anche il suo presidente e amministratore delegato Ronald Ritternmeyer che riporterà
al numero uno di Hp Mark Hurd. Dopo l'annuncio Moody's ha confermato il rating di Hp e si prepara alla revisione al rialzo
per Eds. Per Hp, che lunedì 12 maggio ha ceduto al Nasdaq il 5% (scendendo sotto quota 47 dollari), l'acquisizione in un
mercato chiave come quello dei servizi It (consulenza, gestione delle risorse e dei processi, supporto tecnico) forniti in
outsourcing alle grandi aziende arriva sette anni dopo l'operazione da 19 miliardi di dollari (annunciata nel settembre 2001)
con la quale comprò Compaq, a quel tempo una delle sue più temibili concorrenti nei personal computer.
Eds, invece, è una delle regine di un mercato che vale globalmente poco meno di 800 miliardi di dollari
(è la stima di Gartner per il 2008, rispetto a un consolidato 2007 di 748 miliardi in crescita del 10,5%) e che vede lottare
spalla a spalla (oltre alla stessa Hp) colossi come Accenture, Ibm Global Services, Capgemini e Csc
(Computer Sciences Corp). Quello dell'outsourcing è anche un settore non nuovo a fusioni e alleanze di vasta portata
– Hp, di recente, ha acquisito una parte delle attività di Atos Origin, altro player salito alla ribalta dei servizi It all'inizio
degli anni 2000 – e la stessa Eds era finita nei mesi scorsi nel mirino di Deutsche Telekom, che negli intenti
(poi venuti meno) avrebbe integrato gli asset della società americana con quelli della sua divisione It T-Systems
(che invece ha stretto una partnership strategica con l'indiana Cognizant nel campo della system integration) per dare
sostanza alla sua nuova veste di operatore (si servizi It e telco) globale.
I servizi It sono un segmento che continua a crescere in modo costante anno dopo anno, sebbene non a ritmi velocissimi
(il tasso composito annuo di crescita dal 2006 al 2011 è compreso fra il 6 e l'8%), e che soprattutto garantisce elevati
margini di profitto anche in situazioni economiche non particolarmente brillanti. Gli intenti di Hp e del Ceo Mark Hurd
in tal senso sono chiarissimi: mettersi cioè nella condizione di sfidare ad armi pari la storica rivale Ibm, che di questo
mercato è sicuramente uno degli attori di riferimento, con un portafoglio d'offerta completo sotto tutti i punti di vista, e non
solo tecnologico. Dare in altri termini ulteriore potenza di fuoco alla divisione impegnata su questo fronte con le risorse di
uno dei player più accreditati nel mondo della system integration su scala mondiale. Ci aveva provato, senza successo,
anche Carly Fiorina nel 2000 a regalare a Hp il colpo grosso nei servizi It sferrando un deciso attacco a PriceWaterhouse
Coopers, ma il tentativo fallì e Pwc finì nella mani di Ibm (nell'ottobre del 2002, per 3,5 miliardi di dollari). Da allora la strategia
del colosso di Palo Alto si era orientata verso acquisizioni su scala locale (vedi The Technology Partner, società di
consulenza IT e system integration, in Italia) e mirate. Ora la nuova offensiva globale per dare la caccia a Big Blue, che
detiene la leadership nei servizi It con il 7,2% di market share. Con Eds, seconda alle spalle di Ibm con una quota di mercato
del 3%, Hp (che invece si ferma al 2,2%) andrebbe a creare un colosso con un giro d'affari di 39,4 miliardi di dollari
(che al cospetto dei 54 miliardi fatturati dalla società di Armonk nel 2007 sarebbero ancora "pochi", ma consegnerebbero
subito alla casa californiana lo scettro di secondo fornitore al mondo nel campo dei servizi It.

ARTICOLO PRESO DA " IL SOLE 24 ORE"